Custodi, non cacciatori: il mio “NO” all’EUDI 2026
Recentemente, nel silenzio del reef, ho incrociato lo sguardo di un pesce scoiattolo. In quegli occhi grandi non ho visto una preda, ma una muta richiesta d’aiuto. È stata una lezione sulla nostra responsabilità: noi umani dovremmo essere i custodi di un equilibrio fragile che stiamo invece distruggendo a velocità folle. Non possiamo definirci “amanti del mare” e, contemporaneamente, legittimare chi vi entra per sottrarre vita.
È con questo ricordo nel cuore che guardo all’EUDI Show di Bologna del prossimo febbraio. Dopo l’ottimo risultato ottenuto lo scorso anno nel concorso Actioncam Video, avrei avuto ogni motivo per tornare, ma quest’anno la mia sedia resterà vuota.
La decisione della direzione di introdurre il premio “EUDI Movie Spearfishing” (Pesca in apnea) mi ha lasciato un senso di amara delusione. In un’epoca in cui gli oceani sono al collasso tra inquinamento plastico e svuotamento sistematico delle specie, trovo inaccettabile premiare le “emozioni” legate alla pesca. Che merito artistico può esserci nel documentare la fine di creature che ci guardano con fiducia? Nel 2026, questo approccio appare solo primitivo e anacronistico.
Boicottare questo concorso è per me una scelta di coscienza; un modo per onorare quel grido silenzioso che leggo ogni volta che scendo sotto la superficie. Il mare non ha bisogno di nuovi cacciatori da celebrare, ma di guardiani che abbiano il coraggio di dire “no” quando la logica del consumo calpesta quella del rispetto.
Il mio amore per il blu non mi permette di far parte di tutto questo.
