Zero Bar: Quando l’errore si traveste da scherzo

Maldive, quasi al termine dell’immersione, sette metri di profondità. Sorin, subacqueo Advanced da un paio d’anni, scherza con gli amici che cercano per gioco di togliergli la maschera. Mi avvicino e vedo la lancetta del manometro tutta a sinistra.
Zero bar.
 Non trenta, non dieci. Zero.
 La risposta in barca è stata: “Ma sì dai, eravamo sotto il dhoni”.
È proprio questa leggerezza a causare guai seri: statisticamente parlando, la maggior parte degli incidenti subacquei, infatti, non capita per guasti, ma per errore umano. 
In primis, siamo noi che non guardiamo il manometro o non gli diamo troppa importanza.
Rimanere a zero bar a sette metri ai più potrebbe sembrare innocuo, ma se dovesse mancare davvero l’aria cosa accadrebbe? Abbiamo quella manualità ed esperienza per gestire l’emergenza? E, visto che verrebbe a mancare anche la possibilità di gonfiare il GAV, com’è il nostro assetto?
Se nella confusione si inizia a ingerire anche un solo sorso d’acqua, potrebbe scattare il panico. Le conseguenze estreme? L’annegamento o una risalita trattenendo il respiro.

Non voglio salire in cattedra e fare la predica. Parliamoci chiaro: non sono un santo nemmeno io.
Trent’anni fa, quando lavoravo come guida a Sharm el-Sheikh, eravamo giovani e ci sentivamo immortali. Ci buttavamo in immersioni fuori da ogni limite con bombole da 12 litri, spesso costretti a uscite frettolose con ancora decine di minuti di deco da fare.

Mi è andata bene. Questione di fortuna. A molti amici, purtroppo, no.
Negli anni ho acquisito una consapevolezza che vorrei trasmettere: il mare va rispettato fino all’ultimo secondo. Non è perché siamo arrivati alla sosta di sicurezza che possiamo abbassare la guardia; anzi, l’uscita dall’acqua e la risalita in barca sono proprio tra le fasi più delicate.
L’immersione, quindi, non va considerata terminata finché non abbiamo deposto e assicurato la bombola.
Divertiamoci, facciamo i video, godiamoci mante e squali, ma rispettiamo il manometro.